Bozza standard finale

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Principio 2: Conduzione della superficie foraggera

La conduzione delle superfici foraggere deve essere finalizzata ad un utilizzo che ne perpetui l'integrità agronomica, la biodiversità e la funzionalità sia in termini ambientali che economici.

CRITERIO 2.1: Deve essere documentato lo stato di fatto della condizione del pascolo nel momento in cui viene preso in gestione dal soggetto aderente allo standard.

2.1.1 Lo stato di fatto deve contenere una descrizione delle risorse foraggere, accompagnata da documentazione cartografica e fotografica. Tale descrizione deve contenere:

  • la classificazione della superficie foraggera sulla base delle tipologie di pascolo ufficialmente definite e classificate dalle varie regioni alpine. In assenza di una classificazione regionale ufficiale si dovrà fare riferimento alla classificazione della regione alpina più prossima;
  • un elenco delle aree particolarmente degradate dal punto di vista fisico;
  • un elenco delle aree caratterizzate dalla presenza parziale o totale di infestanti;
  • un elenco delle aree caratterizzate dall'eventuale avanzata del bosco.

2.1.2 Lo stato di fatto deve contenere un inventario, redatto su base cartografica e fotografica, delle seguenti strutture ed infrastrutture di servizio:

  • la viabilità interna che riguarda strade, piste, sentieri grazie ai quali sono possibili l'accesso al pascolo e la movimentazione più agevole degli animali;
  • l'esistenza di recinzioni, mobili o fisse, che possono permettere una migliore regolamentazione del pascolo;
  • il numero e la distribuzione dei punti di abbeverata;
  • il numero e la localizzazione di eventuali punti sale;
  • la distanza delle stalle o comunque di tutti i ricoveri per il bestiame;
  • la localizzazione e la funzionalità delle concimaie e degli altri serbatoi per la raccolta dei liquami e delle deiezioni prodotte nei locali di ricovero degli animali.

CRITERIO 2.2: La superficie foraggera deve disporre di un piano di pascolamento che contenga almeno i seguenti punti:

  • gli obiettivi della gestione;
  • le azioni operative necessarie per raggiungere gli obiettivi (esempio: definizione cartografica dei lotti, il carico animale, i tempi di permanenza degli animali etc.);
  • la definizione degli strumenti di controllo;
  • la tipologia di animale pascolato;
  • l'alimentazione degli animali al pascolo.

CRITERIO 2.3: Per una buona gestione del pascolo, le superfici foraggere devono essere utilizzate in modo adeguato.

2.3.1 Il carico ad ettaro, nel caso di bovini, deve essere definito in base ai seguenti parametri:

  • produzione della superficie interessata al pascolamento (P), tenendo conto delle eventuali asportazioni dovute alla presenza di ungulati selvatici. I valori di P sono identificati secondo le modalità definite nel criterio 2.1.1;
  • tempo di permanenza degli animali (Durata pascolamento in giorni) (D);
  • consumo giornaliero di foraggio (F= 16 Kg SS – 0.8*Kg di concentrato identificati mediante la tabella del criterio 3.1.1);
  • coefficiente di utilizzo del pascolo sulla base delle sue caratteristiche stazionali e delle modalità di pascolo (K, 0≤K≤1);

2.3.2 La scelta degli animali deve riguardare specie ruminanti d'interesse zootecnico (bovini, equini e ovi-caprini) privilegiando specie con caratteristiche morfologiche, funzionali e produttive idonee al pascolamento nelle aree oggetto di gestione.

CRITERIO 2.4: La scelta delle modalità di pascolamento adottata deve preservare i cotici e deve garantire un adeguato consumo dell'erba. L'intera superficie di pascolo disponibile deve inoltre essere utilizzata in modo appropriato.

2.4.1 I gestori delle superfici foraggere devono attuare un sistema di pascolamento controllato.

2.4.2 Il pascolo deve essere attuato in modo da concorrere a riequilibrare eventuali situazioni di degrado.

2.4.3 Si devono identificare, all'interno della superficie foraggera, dei lotti per il pascolamento in base:

  • alla tipologia di animale pascolato;
  • alle caratteristiche stazionali del pascolo;
  • al tipo di pascolo;
  • alla presenza di aree critiche di diversa origine (presenza di infestanti, sentieramenti, etc.).

2.4.4 Si deve stabilire l'ordine di utilizzo ed il tempo di permanenza del bestiame in ciascun lotto, secondo un calendario programmato e disponibile.

2.4.5 Eventuali aree escluse dall'utilizzazione a pascolo devono essere evidenziate a livello cartografico. Devono essere definite le cause che ne determinano l'esclusione.

CRITERIO 2.5: Un pascolo gestito in maniera corretta è caratterizzato dalla presenza pressoché esclusiva di piante foraggere. I vizi gestionali determinano e favoriscono la presenza di specie poco o non appetite al bestiame, tossiche oppure spinose, che sottraendo spazio alle specie di interesse foraggero vanno considerate come piante infestanti. I vizi gestionali favoriscono inoltre l'avanzata del bosco, che deve essere controllata per evitare la riduzione della superficie foraggera.

2.5.1 E' obbligatorio identificare le piante infestanti e le eventuali aree critiche presenti all'interno di ciascun lotto di utilizzazione della superficie foraggera (vedi 2.4.3). Oltre all'identificazione deve essere individuata la causa della presenza dell'infestazione tra le seguenti:

  • eccessivo apporto di sostanze azotate (specie nitrofile);
  • sottopascolamento;
  • sovra pascolamento;
  • altro (specificare).

2.5.2 Devono essere definiti in forma scritta interventi mirati a ridurre la presenza delle infestanti. Tali interventi devono essere individuati e cadenzati in base alla tipologia dell'infestazione stessa.

2.5.3 Per contenere il diffondersi della flora infestante è fatto obbligo il taglio e/o l'estirpazione della pianta prima della fioritura e ciò per tutta la durata della stagione vegetativa.

2.5.4 Per controllare la presenza delle infestanti, nel caso di aree del lotto poco o nulla utilizzate dagli animali, è obbligatorio praticare lo sfalcio con rimozione della biomassa foraggera e/o rimodulare il carico (2.3.1) o il piano di pascolamento (2.4.4).

CRITERIO 2.6: Una superficie foraggera gestita in modo corretto è caratterizzata dalla presenza di un numero adeguato di punti di abbeverata localizzati omogeneamente su tutta la superficie del pascolo, in modo tale che il bestiame possa utilizzare adeguatamente la cotica erbosa.

2.6.1 Il numero di punti di abbeverata per lotto deve essere definito in funzione dell'estensione del lotto stesso, delle modalità di pascolo e della tipologia di animale utilizzato. In ciascun lotto individuato deve essere presente almeno un punto di abbeverata.

2.6.2 I punti di abbeverata devono essere integri, funzionanti, puliti e di facile accesso per gli animali.

CRITERIO 2.7: Il suolo delle superfici a pascolo deve ricevere un giusto ed equilibrato apporto di sostanze nutritive, attraverso le deiezioni degli animali.

2.7.1 Le deiezioni animali devono essere distribuite in corretta quantità, nel tempo e nello spazio, sulle superfici foraggere, secondo un piano di concimazione rispettoso della normativa vigente e delle esigenze della tipologia di pascolo.

2.7.2 Il piano di concimazione dovrà identificare le aree di distribuzione delle eventuali deiezioni accumulate in concimaia o presso i ricoveri degli animali.

2.7.3 Le concimaie utilizzate per la raccolta delle deiezioni degli animali, come previsto dalla normativa, devono essere tenute in perfetta efficienza evitando percolamenti.

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